Rapporto PMI Campania 2021: economia in ripresa, ma non basta

Presentato il volume realizzato da Piccola Industria Confindustria Campania con l’Università degli Studi “Luigi Vanvitelli” e Banca Mediolanum
C’è voglia di ripartire, nonostante un’economia messa a dura prova dalla pandemia. E’ la sintesi estrema che emerge dal Rapporto PMI Campania 2021 sull’andamento dell’economia regionale durante lo scorso anno: un volume di studio, ricerca e analisi che punta a scattare una fotografia della composizione strutturale e della condizione economica e finanziaria del sistema produttivo regionale. Il Rapporto, realizzato da Piccola Industria Confindustria Campania in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” ed il supporto di Banca Mediolanum e che in 150 pagine raccoglie 14.910 osservazioni e un panel di 4.970 aziende, racconta i primi segnali di una ripresa ma inchioda la Campania a problemi decennali: bassa occupazione, soprattutto tra i giovani, carenza di infrastrutture adeguate, lavoro irregolare. Dai dati, infatti, emerge che la Campania in vent’anni è cresciuta, ma in maniera contenuta, della metà rispetto alla media italiana.
Il mercato del lavoro
La prima brutta notizia riguarda l’occupazione, soprattutto nella fascia d’età tra i 15 e i 34 anni e cioè quella che dovrebbe competere maggiormente sul mercato: nel 2019, infatti, lavorava solo il 27,1% (nel Centro-Nord il 49%), mentre nell’anno della pandemia, il 2020, appena il 25,3% rispetto al 46,8 del Centro-Nord. Secondo quanto stimato dal Rapporto, ad una leggera crescita nel 2021 (0,9%) dovrebbe seguire un maggiore scatto nel 2022, con un +2,8% che collocherebbe la Campania in testa fra tutte le regioni italiane per tasso di aumento (+1,2% nel 2021 e +1,6% nel 2022 per il Mezzogiorno; +0.5% e +1,5% per l’Italia). Ma si tratta, al momento, solo di previsioni che non tengono conto dello scenario già mutato di aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. C’è poi l’esercito del NEET, e cioè i giovani dai 15 ai 29 anni che non lavorano né studiano. Gli inattivi sono ormai uno su tre. Si conta, inoltre, in regione un tasso altissimo di lavoro irregolare, che tocca il 35,6% in agricoltura: un lavoratore su tre. Maglia nera anche all’edilizia (29,6%di irregolari contro la media nazionale del 16) e all’industria (14%).
Il Pil e la crescita delle imprese
Quanto al Pil, il crollo del 2020, -8,4%, dovrebbe essere in parte recuperato. Le previsioni di crescita nel 2021 e 2022 riportano i tassi migliori del Sud, con la Campania che cresce del 5,5% nel 2021 e del 4,4% nel 2022. Allungando lo sguardo fino al 2024, la crescita complessiva per le regioni meridionali fra il 2021 e il 2024 dovrebbe attestarsi al +12,4%, per quasi il 60% effetto delle misure del PNRR. I tassi di crescita delle imprese in Campania, inoltre, nei primi nove mesi del 2021 sono superiori a quelli medi italiani, con oltre 6,5 mila nuove iscrizioni nel terzo trimestre, a fronte di 3,7 mila cessazioni.
La proiezione internazionale
Il Rapporto ha, inoltre, approfondito il tema della proiezione internazionale delle imprese campane, analizzando il flusso delle esportazioni. Nel primo semestre del 2021, le esportazioni totali della Campania hanno superato ampiamente la soglia dei 6 miliardi di euro, segnando un +17,1% rispetto ai dati del primo semestre dell’anno precedente. La crescita è proseguita anche nel terzo trimestre, trascinando l’export regionale oltre i 9,6 miliardi di euro. Guardando ai paesi di destinazione, la Campania vanta quattro mercati con un valore di export che supera il miliardo di euro: gli Stati Uniti, che con l’11% di quota si confermano come la destinazione preferita delle imprese della regione, sopravanzano di poco la Germania (10,8%). Sul podio, al terzo posto, si posiziona la Francia, seguita dalla Svizzera e dal Regno Unito. Questi cinque paesi, nel complesso, assorbono quasi la metà delle esportazioni campane.
La fiducia delle PMI campane
Il barometro della fiducia segna valori positivi: il 51% delle imprese prevede di chiudere il 2021 con un aumento del fatturato superiore al 10% e il 23% con un aumento ricompreso fra il 5 e il 10%. Soltanto il 7% si attende una diminuzione di fatturato. Quasi tre imprese su quattro hanno assunto personale, hanno effettuato investimenti, hanno lanciato nuovo prodotti o servizi, mostrando una volontà analoga anche per il 2022, con una punta dell’80% per nuovi investimenti. Il 43% delle imprese ha dichiarato che: «il 2021 è stato un anno di crescita per la mia impresa, abbiamo rafforzato le nostre posizioni di mercato e siamo pronti a crescere ancora».
Le priorità per le imprese
Il rapporto si chiude con le aree di priorità su cui il policy maker è chiamato ad operare per fornire risposte efficaci alle esigenze espresse dalle piccole e medie imprese della Campania. Innanzitutto: accelerare il processo volto a garantire la connettività delle PMI e il superamento delle criticità connesse al digital divide; migliorare e potenziare la dotazione infrastrutturale, con particolare attenzione al sistema dei trasporti. È necessario, poi, puntare sulla formazione per rispondere ai nuovi bisogni di professionalità del sistema delle PMI, snellire la burocrazia e migliorare l’interlocuzione tra soggetti imprenditoriali e PA, ma anche promuovere e sostenere percorsi di crescita fondati su innovazione e internazionalizzazione e accompagnare le PMI nel processo di transizione ecologica.